mercoledì 13 giugno 2007

The Blower's Daughter





Vorrei regalare a tutti questa piccola perla...

"The Blowers Daughter"

And so it is
Just like you said it would be
Life goes easy on me
Most of the time
And so it is
The shorter story
No love, no glory
No hero in her sky

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

And so it is
Just like you said it should be
We'll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower's daughter
The pupil in denial

I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off of you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes off you
I can't take my eyes...

Did I say that I loathe you?
Did I say that I want to
Leave it all behind?

I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off of you
I can't take my mind off you
I can't take my mind off you
I can't take my mind...
My mind...my mind...
'Til I find somebody new


La prima volta che l'ho sentita e' stato nel film Il Caimano, di Nanni Moretti. Buffo no? Ma forse sembra buffo solo a chi il film non l'ha visto...non ha visto quella bellissima, struggente, tenerissima scena in cui gli ormai separati Silvio Orlando e Margherita Buy si accostano/seguono/sorpassano in auto senza mai potersi togliere gli occhi di dosso...quasi a sancire un legame che va oltre le liti, le incomprensioni, le cose terrene...che sancisce l'immortalita' di un legame che...ha "just" segnato...nel bene e nel male.

Quanti possono dire di aver avuto una esperienza simile? Ottimisticamente vorrei dire tutti...perche' credo ancora nell'uomo...nella sua coscienza...nella sua essenza...nonostante tutto. Attimi come questi dovrebbero riavvicinare con quello che Kant chiamava "Sublime". Vorrei regalarti questo, navigatore occasionale di questa sponda remota della rete...un piccolo attimo di sublime...

venerdì 25 maggio 2007

Verba volant, scripta manent


Eccomi qua a segnalare, doverosamente, il libro che Grillo promise avrebbe pubblicato, circa le storie dei nuovi schiavi della nostra epoca, in cui sono presente, neanche a dirlo, anche io:

http://www.beppegrillo.it/schiavimoderni/

Da questa pagina si può accedere anche alla versione gratuita, in .pdf, del libro, in pieno spirito open-source!
Qualche riflessione personale, ora... Legge Biagi, questo è il tema. Quanti di noi la conoscono a fondo? Quanti ne conoscono le prime idee, del Dott. Biagi, appunto, e saprebbero dire le differenze con quella che è diventata poi la legge effettiva? Siamo seri: davvero pochi! Ma tutti, dico tutti noi ne conosciamo l'applicazione, in termini concreti, perchè la viviamo ogni singolo giorno sulla nostra pelle.
Qualcuno obietta che se hai voglia di lavorare, legge o non legge trovi un buon posto e te lo sai mantenere. Conosco tante persone, davvero. Universitari, dottorandi, ricercatori, ma anche avvocati, commercialisti, architetti... C'è qualcosa che ci accomuna tutti: il senso di disfatta.
Alcuni di noi hanno rischiato, e deciso di crearsi una famiglia, nonostante tutto. Ma che ci brillino gli occhi di speranza guardando al futuro, no, questo non si può dire. E' una scommessa. Soltanto al tempo dei nostri genitori, tre decenni fa, le cose stavano diversamente. Casa? Arredo? Università dei figli? Automobile? Qualcuno pagava a rate, qualcuno accedeva ad uno o più mutui, e abbiamo studiato tutti, le case sono state acquistate, ed il tenore di vita non era nemmeno tanto male. E, spesso, a lavorare era solo il capofamiglia. Anche gli operai, che non avevano studiato, guardavano al futuro con ottimismo. Stringevano i denti, per il loro sogno.
Noi per cosa li stringiamo?
Per arrivare a fine mese senza chiedere, magari un'altra volta, il sostegno dei nostri genitori. E magari dopo anni di sacrifici, nostri e loro, per studiare, avere una formazione che, idealmente, doveva consentirci un futuro sereno. Si vive giorno per giorno, mese per mese... Siamo tutti imbecilli, sfaticati, impreparati, inadeguati?
Dall'alto del loro posto a tempo indeterminato, chi ci giudica tali dovrebbe fare una scommessa: se sono tanto bravo, dovrebbe dire, posso benissimo cambiare posto, rimettermi in gioco! E quanto ci metterebbe allora a capire di essere entrato in un vortice da cui è difficile uscire? Un precario non può accedere a mutui, la banca vuole garanzie, e un contratto di tre mesi, per dire, non è accettato come tale. Oggi lavori, domani vediamo. Come fare, dunque, progetti a lungo termine?
Sulle leggi si può discutere, e ne ho sentite, sulla Biagi, di tutti i colori. Credo che, nella sua prima versione, fosse anche buona, come lo era la bomba atomica. E' nella sua applicazione che è diventata uno spauracchio, per i giovani, ma anche per i meno giovani, che si trovano fuori mercato e non hanno la più pallida idea di come tirare a campare fino alla pensione.
Si filosofeggia, sullo stato dei giovani italiani, spesso accusati di non avere voglia, davvero, di lavorare. Come puoi avere voglia, se sei sottopagato, sfruttato, troppo istruito per il posto che occupi, senza alcun diritto, e conscio del fatto che se alzi lo sguardo, perderai quel misero introito mensile, chè qualcuno, dietro la porta, scalcia in attesa di una tua mossa falsa per insediarsi al tuo posto? Eppure devi dare il massimo, ed anche di più! Tante, migliaia, le storie inviate al nostro Beppe nazionale... Queste sono le parole che contano, non quelle dei nostri politici (loro si che non temono di fare errori, chi li licenzia?!) che si riempiono la bocca con vacuità che non sfamano le famiglie italiane. Le storie di noi che sulla nostra pelle stiamo provando cosa significhi essere lavoratori in un mondo che cambia in fretta in un paese che non ci tutela sono l'unico appiglio di verità in quel mare-magnum di opioni che vengono spilluccate nei dibattiti politici. E questo libro ha una valenza superiore, perchè resterà, nel tempo, a testimonianza della nostra epoca attuale, con una forza ed una veemenza che i resoconti storici difficilmente hanno. Perchè nessuno, in futuro, possa dire: ma non vi lamentate tanto, chè in fondo, non si stava tanto male! E' proprio per non dimenticare...
Ci vorrebbe una legge che estendesse le leggi del comune mercato anche alle camere, ma chi mai la voterà? S'è mai visto un ladro rubare a casa di un collega? E poi parliamo ancora della fuga dei cervelli? E' meglio che producano all'estero piuttosto che stare a marcire dietro una scrivania piena di scartoffie burocratiche che legano loro le mani, spesso a stipendi da fame, qui, dove tutto sembra essersi fermato dopo una bomba atomica. "Ricerca" è solo un'altra bella parola di cui i nostri dipendenti, come li chiama Grillo, si riempiono la bocca per giustificare flussi di denaro che non arrivano a chi ricerca la dovrebbe fare, ma, spesso, ai soliti noti (e mi riferisco al celeberrimo, scandaloso caso dell'IIT di Genova, in cui è coinvolto Tremonti). I fondi annuali per quella struttura (miseramente VUOTA) sarebbero pari a quanto stanziato per la ricerca in tutte le università italiane in tutti i settori. Fate vobis. Se vi interessa approfondire, ecco il link alla puntata di Report che ne parlò:

regalo_di_laurea

Ed ora, chiedo, o lettore che di qui distrattamente passi, perchè non si reagisce?
Perchè non facciamo qualcosa per questo stato di cose (e potrei, ancora, citare i soliti francesi ad esempio)? Indole italiana del "penso per me, qualcun'altro lo farà anche per me, aspettiamo e vediamo?", oppure si tratta di paura? Le idee nuove nascono dalle focine studentesche, più che mai ora dovrebbero essere pronti a farsi sentire, eppure nulla, tutto in sordina... Sui sindacati, stendo un velo pietoso (il loro ruolo ben si evidenzia nelle storie del libro!). Penso che anche lì, ci si sia inseriti a livello politico onde non far muovere una foglia, altrimenti davvero non capisco... Se penso all'Italia, ora, vedo un bosco in autunno, con le foglie secche e cadenti, dove un vento tiepido non emette alcun suono...

giovedì 24 maggio 2007

Viva l'Inghilterra

Segnalo questo fantastico articolo del The Guardian, autorevole giornale inglese, sulla finale di Champions League. Credo debba far riflettere sul come ci vedono all'estero e, soprattutto, su quale immagine diamo noi a chi ci guarda dall'estero.

L'articolo comincia con:

Ten months ago, when an appeal court reduced Milan's 2005/6 points penalty for their involvement in the Calciopoli scandal, sections of the Italian press corps declared themselves scandalized that the Rossoneri should be allowed into this year's Champions League. Oddly enough, nobody seems to be protesting on the Italian back pages this morning after Milan won the tournament for a seventh time with last night's 2-1 victory over Liverpool.


Ovvero: dieci mesi fa tutti gridavano allo scandalo per gli eventi di Calciopoli mentre ora sembra che nessuno se ne rammenti. E conclude con:

A summer of shame whitewashed into a victory for upstanding characters and "true" causes in just ten months. Only in Italia.

Solo in Italia...

Il problema e' che questo non accade solo nel calcio...gli italiani sono un popolo dalla memoria corta.
Un altro esempio? Ad intervalli di tempo regolari ci ritroviamo il capo dell'opposizione che dice "se vinciamo alle amministrative il governo se ne deve andare" ed il capo del governo in carica gli risponde "le amministrative non c'entrano nulla col governo in carica"...ma siamo tutti degli emereti deficienti o cosa? Le cose, a mio modesto parere, stanno cosi':
  • o siamo tutti degli imbecilli che ci beviamo tutto
  • o abbiamo tutti la memoria corta
  • o fa comodo a tutti non ricordarsi le cose
Credo che un bel mix delle tre sia la ricetta dell'Italian Style...viva l'Inghilterra!!

venerdì 18 maggio 2007

Pedofilia e Vaticano



Penso che valga la pena diffondere questo video il piu' possibile e chiedersi, nell'ottica dell'esse est percepi, come mai nessuno ne abbia mai parlato prima di questi giorni in cui se ne sono occupati quelli di bipensiero (che lo hanno sottotitolato in italiano, perche' si sa, noi italiani le lingue le usiamo solo per sparlare), beppegrillo, repubblica e ieri sera pure il comunista Santoro che ha rivelato la sua intenzione di acquistare i diritti del filmato per mandarlo in RAI...non credo che la sua volonta' avra' la meglio su tutti quei benpensantimastellianifamilydayani che sono nell'azienda televisiva di stato. Certo e' che come servizio pubblico (esattamente come la BBC) la RAI dovrebbe, a mio avviso, mandarlo in onda...esattamente come quelli di Report hanno trasmesso il documentario sul fallimento della Enron. Non capisco...quando la pedofilia riguarda delle maestre di Roma si sbatte in prima pagina il mostro senza troppi problemi...se invece trattasi di papa Razinger si mette tutto a tacere? Libera chiesa in libero stato!

domenica 13 maggio 2007

E' tempo di elezioni: C.P.P.T.





A quelli che non si sentono rappresentati, a quelli che pensano che ben altri erano i temi che avrebbero dovuto essere affrontati (perchè altri sono i problemi) e le modalità con cui farlo, a quelli che sentono un deficit di “passione” politica e di osmosi civica, a quelli che non si rassegnano e, soprattutto, a quelli che ancora ci credono...

martedì 24 aprile 2007

25 aprile


Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere. Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

A. Gramsci "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

venerdì 6 aprile 2007

Cui prodest?



Dal Messaggero on-line del 6 aprile 2007:

"CIVITANOVA. Sacrificata a logiche elettorali la collina di Villa Eugenia.
Marco Scalabroni (Rifondazione Comunista) accusa Massimo Mobili, assessore all’urbanistica e candidato sindaco della Cdl, di «avere avallato una massiccia edificazione in zona di Villa Eugenia».
In consiglio comunale il Polo ha votato un accordo di programma pubblico-privato dando il via alla realizzazione di un villaggio turistico in quell’area, progetto presentato da due società, bocciato in sede di esame delle osservazioni al Prg di Bernardo Secchi, che lì prevedeva giardini e percorsi ciclo pedonali. Proposta riesumata «perché importante per lo sviluppo della città. Non stiamo costruendo palazzi, ma un parco urbano e un’arena all’aperto su cinque ettari, un investimento di 2,5 milioni di euro» ribatte Mobili. Ma per Scalabroni «altro che sviluppo! Si stravolge il Prg per fare, caso unico, un villaggio turistico in collina in un paese di mare».
Il progetto si estende su un’area di 10 mila mq per un edificato di 35 mila mc, sorgerà un albergo circondato da diversi residence. «Dov’è - chiede Scalabroni - l’interesse pubblico? Cecchetti e Ceccotti insegnano, il tornaconto è solo privato».
Di «grande valenza pubblica» parla invece Mobili e assicura: «gli impegni convenzionali prevedono che le opere pubbliche debbano essere realizzate entro tre anni dall’adozione definitiva della variante, altrimenti non rilasceremo i permessi a costruire il villaggio».
Nell’accordo non figurano però vincoli alla destinazione urbanistica, che impedirebbero speculazioni edilizie dei privati, percorsi già visti in città, dove diversi alberghi sono stati trasformati in appartamenti.

Di «scempio urbanistico» parla il centrosinistra che a Mobili rimprovera «di ipotecare il futuro della città per ragioni elettorali. Consegna una delle zone più belle, Villa Eugenia, alla speculazione privata» il tutto legittimato «dalla foglia di fico del pubblico interesse costituito da un teatro all’aperto». E attacca anche un’altra operazione votata dal Polo, un accordo di programma che farà sorgere «in via Aldo Moro, e in zona a rischio, 4 mila mq di commerciale giustificati dal progetto "Bicincittà". Alla vigilia del voto la Cdl scopre la bicicletta! Con tale perla il sindaco Marinelli chiude coerentemente così come aveva iniziato: nel 1995 l’inizio della vicenda Ceccotti, nel 2007 la privatizzazione di Villa Eugenia»"