
Eccomi qua a segnalare, doverosamente, il libro che Grillo promise avrebbe pubblicato, circa le storie dei nuovi schiavi della nostra epoca, in cui sono presente, neanche a dirlo, anche io:
http://www.beppegrillo.it/schiavimoderni/
Da questa pagina si può accedere anche alla versione gratuita, in .pdf, del libro, in pieno spirito open-source!
Qualche riflessione personale, ora... Legge Biagi, questo è il tema. Quanti di noi la conoscono a fondo? Quanti ne conoscono le prime idee, del Dott. Biagi, appunto, e saprebbero dire le differenze con quella che è diventata poi la legge effettiva? Siamo seri: davvero pochi! Ma tutti, dico tutti noi ne conosciamo l'applicazione, in termini concreti, perchè la viviamo ogni singolo giorno sulla nostra pelle.
Qualcuno obietta che se hai voglia di lavorare, legge o non legge trovi un buon posto e te lo sai mantenere. Conosco tante persone, davvero. Universitari, dottorandi, ricercatori, ma anche avvocati, commercialisti, architetti... C'è qualcosa che ci accomuna tutti: il senso di disfatta.
Alcuni di noi hanno rischiato, e deciso di crearsi una famiglia, nonostante tutto. Ma che ci brillino gli occhi di speranza guardando al futuro, no, questo non si può dire. E' una scommessa. Soltanto al tempo dei nostri genitori, tre decenni fa, le cose stavano diversamente. Casa? Arredo? Università dei figli? Automobile? Qualcuno pagava a rate, qualcuno accedeva ad uno o più mutui, e abbiamo studiato tutti, le case sono state acquistate, ed il tenore di vita non era nemmeno tanto male. E, spesso, a lavorare era solo il capofamiglia. Anche gli operai, che non avevano studiato, guardavano al futuro con ottimismo. Stringevano i denti, per il loro sogno.
Noi per cosa li stringiamo?
Per arrivare a fine mese senza chiedere, magari un'altra volta, il sostegno dei nostri genitori. E magari dopo anni di sacrifici, nostri e loro, per studiare, avere una formazione che, idealmente, doveva consentirci un futuro sereno. Si vive giorno per giorno, mese per mese... Siamo tutti imbecilli, sfaticati, impreparati, inadeguati?
Dall'alto del loro posto a tempo indeterminato, chi ci giudica tali dovrebbe fare una scommessa: se sono tanto bravo, dovrebbe dire, posso benissimo cambiare posto, rimettermi in gioco! E quanto ci metterebbe allora a capire di essere entrato in un vortice da cui è difficile uscire? Un precario non può accedere a mutui, la banca vuole garanzie, e un contratto di tre mesi, per dire, non è accettato come tale. Oggi lavori, domani vediamo. Come fare, dunque, progetti a lungo termine?
Sulle leggi si può discutere, e ne ho sentite, sulla Biagi, di tutti i colori. Credo che, nella sua prima versione, fosse anche buona, come lo era la bomba atomica. E' nella sua applicazione che è diventata uno spauracchio, per i giovani, ma anche per i meno giovani, che si trovano fuori mercato e non hanno la più pallida idea di come tirare a campare fino alla pensione.
Si filosofeggia, sullo stato dei giovani italiani, spesso accusati di non avere voglia, davvero, di lavorare. Come puoi avere voglia, se sei sottopagato, sfruttato, troppo istruito per il posto che occupi, senza alcun diritto, e conscio del fatto che se alzi lo sguardo, perderai quel misero introito mensile, chè qualcuno, dietro la porta, scalcia in attesa di una tua mossa falsa per insediarsi al tuo posto? Eppure devi dare il massimo, ed anche di più! Tante, migliaia, le storie inviate al nostro Beppe nazionale... Queste sono le parole che contano, non quelle dei nostri politici (loro si che non temono di fare errori, chi li licenzia?!) che si riempiono la bocca con vacuità che non sfamano le famiglie italiane. Le storie di noi che sulla nostra pelle stiamo provando cosa significhi essere lavoratori in un mondo che cambia in fretta in un paese che non ci tutela sono l'unico appiglio di verità in quel mare-magnum di opioni che vengono spilluccate nei dibattiti politici. E questo libro ha una valenza superiore, perchè resterà, nel tempo, a testimonianza della nostra epoca attuale, con una forza ed una veemenza che i resoconti storici difficilmente hanno. Perchè nessuno, in futuro, possa dire: ma non vi lamentate tanto, chè in fondo, non si stava tanto male! E' proprio per non dimenticare...
Ci vorrebbe una legge che estendesse le leggi del comune mercato anche alle camere, ma chi mai la voterà? S'è mai visto un ladro rubare a casa di un collega? E poi parliamo ancora della fuga dei cervelli? E' meglio che producano all'estero piuttosto che stare a marcire dietro una scrivania piena di scartoffie burocratiche che legano loro le mani, spesso a stipendi da fame, qui, dove tutto sembra essersi fermato dopo una bomba atomica. "Ricerca" è solo un'altra bella parola di cui i nostri dipendenti, come li chiama Grillo, si riempiono la bocca per giustificare flussi di denaro che non arrivano a chi ricerca la dovrebbe fare, ma, spesso, ai soliti noti (e mi riferisco al celeberrimo, scandaloso caso dell'IIT di Genova, in cui è coinvolto Tremonti). I fondi annuali per quella struttura (miseramente VUOTA) sarebbero pari a quanto stanziato per la ricerca in tutte le università italiane in tutti i settori. Fate vobis. Se vi interessa approfondire, ecco il link alla puntata di Report che ne parlò:
Qualche riflessione personale, ora... Legge Biagi, questo è il tema. Quanti di noi la conoscono a fondo? Quanti ne conoscono le prime idee, del Dott. Biagi, appunto, e saprebbero dire le differenze con quella che è diventata poi la legge effettiva? Siamo seri: davvero pochi! Ma tutti, dico tutti noi ne conosciamo l'applicazione, in termini concreti, perchè la viviamo ogni singolo giorno sulla nostra pelle.
Qualcuno obietta che se hai voglia di lavorare, legge o non legge trovi un buon posto e te lo sai mantenere. Conosco tante persone, davvero. Universitari, dottorandi, ricercatori, ma anche avvocati, commercialisti, architetti... C'è qualcosa che ci accomuna tutti: il senso di disfatta.
Alcuni di noi hanno rischiato, e deciso di crearsi una famiglia, nonostante tutto. Ma che ci brillino gli occhi di speranza guardando al futuro, no, questo non si può dire. E' una scommessa. Soltanto al tempo dei nostri genitori, tre decenni fa, le cose stavano diversamente. Casa? Arredo? Università dei figli? Automobile? Qualcuno pagava a rate, qualcuno accedeva ad uno o più mutui, e abbiamo studiato tutti, le case sono state acquistate, ed il tenore di vita non era nemmeno tanto male. E, spesso, a lavorare era solo il capofamiglia. Anche gli operai, che non avevano studiato, guardavano al futuro con ottimismo. Stringevano i denti, per il loro sogno.
Noi per cosa li stringiamo?
Per arrivare a fine mese senza chiedere, magari un'altra volta, il sostegno dei nostri genitori. E magari dopo anni di sacrifici, nostri e loro, per studiare, avere una formazione che, idealmente, doveva consentirci un futuro sereno. Si vive giorno per giorno, mese per mese... Siamo tutti imbecilli, sfaticati, impreparati, inadeguati?
Dall'alto del loro posto a tempo indeterminato, chi ci giudica tali dovrebbe fare una scommessa: se sono tanto bravo, dovrebbe dire, posso benissimo cambiare posto, rimettermi in gioco! E quanto ci metterebbe allora a capire di essere entrato in un vortice da cui è difficile uscire? Un precario non può accedere a mutui, la banca vuole garanzie, e un contratto di tre mesi, per dire, non è accettato come tale. Oggi lavori, domani vediamo. Come fare, dunque, progetti a lungo termine?
Sulle leggi si può discutere, e ne ho sentite, sulla Biagi, di tutti i colori. Credo che, nella sua prima versione, fosse anche buona, come lo era la bomba atomica. E' nella sua applicazione che è diventata uno spauracchio, per i giovani, ma anche per i meno giovani, che si trovano fuori mercato e non hanno la più pallida idea di come tirare a campare fino alla pensione.
Si filosofeggia, sullo stato dei giovani italiani, spesso accusati di non avere voglia, davvero, di lavorare. Come puoi avere voglia, se sei sottopagato, sfruttato, troppo istruito per il posto che occupi, senza alcun diritto, e conscio del fatto che se alzi lo sguardo, perderai quel misero introito mensile, chè qualcuno, dietro la porta, scalcia in attesa di una tua mossa falsa per insediarsi al tuo posto? Eppure devi dare il massimo, ed anche di più! Tante, migliaia, le storie inviate al nostro Beppe nazionale... Queste sono le parole che contano, non quelle dei nostri politici (loro si che non temono di fare errori, chi li licenzia?!) che si riempiono la bocca con vacuità che non sfamano le famiglie italiane. Le storie di noi che sulla nostra pelle stiamo provando cosa significhi essere lavoratori in un mondo che cambia in fretta in un paese che non ci tutela sono l'unico appiglio di verità in quel mare-magnum di opioni che vengono spilluccate nei dibattiti politici. E questo libro ha una valenza superiore, perchè resterà, nel tempo, a testimonianza della nostra epoca attuale, con una forza ed una veemenza che i resoconti storici difficilmente hanno. Perchè nessuno, in futuro, possa dire: ma non vi lamentate tanto, chè in fondo, non si stava tanto male! E' proprio per non dimenticare...
Ci vorrebbe una legge che estendesse le leggi del comune mercato anche alle camere, ma chi mai la voterà? S'è mai visto un ladro rubare a casa di un collega? E poi parliamo ancora della fuga dei cervelli? E' meglio che producano all'estero piuttosto che stare a marcire dietro una scrivania piena di scartoffie burocratiche che legano loro le mani, spesso a stipendi da fame, qui, dove tutto sembra essersi fermato dopo una bomba atomica. "Ricerca" è solo un'altra bella parola di cui i nostri dipendenti, come li chiama Grillo, si riempiono la bocca per giustificare flussi di denaro che non arrivano a chi ricerca la dovrebbe fare, ma, spesso, ai soliti noti (e mi riferisco al celeberrimo, scandaloso caso dell'IIT di Genova, in cui è coinvolto Tremonti). I fondi annuali per quella struttura (miseramente VUOTA) sarebbero pari a quanto stanziato per la ricerca in tutte le università italiane in tutti i settori. Fate vobis. Se vi interessa approfondire, ecco il link alla puntata di Report che ne parlò:
regalo_di_laurea
Ed ora, chiedo, o lettore che di qui distrattamente passi, perchè non si reagisce?
Perchè non facciamo qualcosa per questo stato di cose (e potrei, ancora, citare i soliti francesi ad esempio)? Indole italiana del "penso per me, qualcun'altro lo farà anche per me, aspettiamo e vediamo?", oppure si tratta di paura? Le idee nuove nascono dalle focine studentesche, più che mai ora dovrebbero essere pronti a farsi sentire, eppure nulla, tutto in sordina... Sui sindacati, stendo un velo pietoso (il loro ruolo ben si evidenzia nelle storie del libro!). Penso che anche lì, ci si sia inseriti a livello politico onde non far muovere una foglia, altrimenti davvero non capisco... Se penso all'Italia, ora, vedo un bosco in autunno, con le foglie secche e cadenti, dove un vento tiepido non emette alcun suono...
Perchè non facciamo qualcosa per questo stato di cose (e potrei, ancora, citare i soliti francesi ad esempio)? Indole italiana del "penso per me, qualcun'altro lo farà anche per me, aspettiamo e vediamo?", oppure si tratta di paura? Le idee nuove nascono dalle focine studentesche, più che mai ora dovrebbero essere pronti a farsi sentire, eppure nulla, tutto in sordina... Sui sindacati, stendo un velo pietoso (il loro ruolo ben si evidenzia nelle storie del libro!). Penso che anche lì, ci si sia inseriti a livello politico onde non far muovere una foglia, altrimenti davvero non capisco... Se penso all'Italia, ora, vedo un bosco in autunno, con le foglie secche e cadenti, dove un vento tiepido non emette alcun suono...
